O caro studio mio pien di dolore, di lacrime, d'affanni e di martiri, lieta finestra che sì lungi miri che la veduta tua scaccia ogni errore; inchiostro, penna, carta, che del core traete in fama gli alti mie' sospiri, e tu, dolce aura, che sì longi spiri e là gli porti, ove gli manda Amore; camera vaga, di lamenti piena, misero lectizuol, poco riposso a la mia stanca e tormentata lena, partir m'incresce e star vosco non posso. Stative, adio, ch'io no ho più sangue in vena, né al cor radice, né medolla in osso.