Non perch’io sia bastante a dechiararte (canzone VII, vv. 16-45)

Opera: Rime di Jacopo Sanguinacci

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Non perch’io sia bastante a dechiararte (canzone VII, vv. 16-45)
Rime di Jacopo Sanguinacci
pp. 272-274
Tu m’hai pregatto, adonque, ch’io te scriva
s’el mi par ben che Amor ti sprone e guide,
e provar come ride
con molte fraude el cor ch’è tradittore.
Dico, segnor, che ciascadun che viva
nella contrarietà ch’Amor comanda
conviengli usar vivanda
ch’elli redopie sempre il suo dollore.
L’amor è un aspro foco, un suave ardore,
una grata tempesta, un dolce malle;
un peccato mortale,
un scuro paradiso, un chiaro inferno;
qualunque in suo quinterno
se scrive con speranza d’aver pace:
quanto più spiera, tanto più se sface
L’amor è una cecheza luminosa,
una insaziabel fame, un van sperare,
un giusto beschizare,
una forteza inferma, un caldo gello;
l’amor è una letizia lacrimosa
un scuro giorno, una splendida notte,
un fiele de tre cotte,
de mille tradimenti un fido vello.
L’amor è un alto abisso, un basso ziello,
una continua tema, un lieve piombo,
un frigido palombo,
una perpetua pace e gelosia.
L’amor è una resia
un smenticar sé stesso e averse a noia,
un dolce pianto, una rabiosa zoia.

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Titolo: Rime di Jacopo Sanguinacci
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