L. Pulci, Morgante, a cura di F. Ageno, Milano-Napoli, Ricciardi
1955
1483
Il Morgante è il capolavoro di Luigi Pulci, pubblicato definitivamente nel 1483 in 28 cantari in ottava rima, per un totale di oltre 30.000 versi. Originariamente concepito come poema cavalleresco su commissione di Lucrezia Tornabuoni, la madre di Lorenzo il Magnifico, Pulci abbandona presto il tono epico ideale, trasformando l’opera in una parodia vitale, ironica e irriverente del ciclo carolingio. La prima parte (i primi 23 cantari, pubblicati intorno al 1478) sembra ispirata a un cantare popolare, noto come Orlando, riscoperto solo nel XIX secolo. La seconda parte, aggiunta tra il 1480 e il 1483, prende avvio dal poemetto La Spagna, concentrandosi sulla celebre rotta di Roncisvalle. La trama è vivace e frammentaria: Orlando libera un convento da tre giganti, converte il terzo, Morgante, che diventa suo fidato scudiero. Tra avventure grottesche spiccano figure come Margutte - il mezzo-gigante furbo - e il diavolo colto Astarotte. Morgante finisce tragicamente in maniera grottesca, morendo per il morso di un granchio; Margutte, invece, muore di risate. Lo stile del poema fonde linguaggio popolare, dialettali toscani, latinismi e toni alti o scientifici in uno “zibaldone” epico, dalla struttura instabile e dal registro comico-burlesco, che sfida lo stile umanistico ufficiale del tempo. La sua forza risiede nella capacità di sovvertire i valori cavallereschi tradizionali con ironia, parodia e realismo surreale, mostrando un mondo alla rovescia dove l’eroismo è sostituito da umorismo e furbizia.
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111
Morire dalle risate (Morgante, XIX 148-150)
A poco a poco si fu intabaccato a questo giuoco, e le risa cresceva, tanto che 'l petto avea tanto serrato che si volea sfibbiar, ma non pote...