Rappacini's Daughter

Racconto • Prima edizione: 1844

Dettagli Opera

Rappacini's Daughter
Racconto
https://www.gutenberg.org/files/512/512-h/512-h.htm
1996
1844
Ambientato a Padova, Rappaccini’s Daughter (1844; poi in Mosses from an Old Manse, 1846, con lieve revisione nel 1854) nasce all’incrocio fra gusto gotico-allegorico e interesse “moderno” per la scienza. L’esordio colloca lo studente Giovanni Guasconti «to pursue his studies at the University of Padua» e lo affaccia sul giardino del dottor Giacomo Rappaccini. Padova vi entra come città dei saperi: l’Università e la tradizione botanica (definita «of earlier date in Padua than elsewhere in Italy, or in the world») forniscono il sigillo di verosimiglianza che Hawthorne trasforma in dispositivo simbolico. Non è un caso che lo storico Orto Botanico (1545; oggi patrimonio UNESCO) faccia da matrice implicita del giardino: lo spazio scientifico diventa scena morale. Rappaccini, medico-sperimentatore, ha educato la figlia Beatrice fra specie velenose: ella è immune ai veleni, ma al tempo stesso velenosa per chi la avvicina. Giovanni se ne innamora; il professore Pietro Baglioni, rivale accademico di Rappaccini, lo mette in guardia e gli procura un antidoto. Beatrice, per amore, lo beve e muore; Rappaccini rivendica la propria ambizione “creazionale”, Baglioni contempla l’esito come un trionfo professionale. Nel triangolo Rappaccini/Baglioni/Beatrice si rifrange il conflitto centrale: conoscenza, cura, responsabilità. La scienza, sciolta da un’etica del limite, si rovescia in dominio sull’altro; l’accademia, ridotta a rivalità corporativa, non salva. Beatrice, figura di innocenza sacrificata, è il cuore tragico del racconto. Sul piano tematico il testo lavora per allegoria: il giardino come Eden artificiale (bellezza/veleno; desiderio/colpa), la statua di Vertumno come emblema di metamorfosi e forzatura della natura, l’“aria di Padova” come codice accademico-scientifico più che pittoresco. Ne risulta una Padova “rappresentata” attraverso i suoi saperi. Il racconto precede il viaggio italiano di Hawthorne (1858–59), è dunque frutto di letture e immaginazione informata.
Traduzione: N. Hawthorne, La figlia di Rappacini, in Id., Tutti i racconti, a cura di S. Antonelli e I. Tattoni, Milano, Feltrinelli, 2006, pp. 891-918.

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