S. Orsato, Monumenta Patavina, Padova, Paulum frambottum Bibliopolam
1652
Durante alcuni scavi presso il monastero di Santa Giustina fu rinvenuta un’iscrizione sepolcrale dedicata al liberto Titus Livius Halys. Fin dalla scoperta - probabilmente nella seconda metà del Duecento - l’epigrafe venne però equivocata come legata allo storiografo Tito Livio: un’interpretazione promossa da Lovato dei Lovati e poi da Albertino Mussato, tanto tenace da protrarsi fino al Seicento. A metà Trecento, con ogni probabilità anche grazie al favore di Francesco Petrarca, il principe Jacopo II da Carrara ne ordinò il restauro e la doratura delle lettere, collocandola nel vestibolo della basilica, dove trovò posto anche un “ritratto ideale” dello storico. Nel 1413, sempre nell’orbita di Santa Giustina, si credette di aver individuato la tomba di Livio: il primo progetto di un mausoleo in piazza dei Signori non ebbe seguito, e si optò invece per una sepoltura “in Praetorii pariete”, sopra la Porta delle Debite, forse riutilizzando un rilievo proveniente dall’atrio della basilica. Quel rilievo - con il busto di Livio, visibile dall’angolo tra via Squarcione e via Fiume - è verosimilmente trecentesco e attribuito ad Andriolo de’ Santi; funse da segnacolo del loculo in cui, dopo l’incendio del 1420 che distrusse palazzo e affreschi giotteschi, furono tumulati resti umani dissepolti anni prima e arbitrariamente identificati con le spoglie del letterato. Oggi quelle presunte reliquie riposano nel Salone del Palazzo della Ragione, ricongiunte all’epigrafe di Halys nel monumento eretto nel 1547 lungo la parete occidentale della Galleria, incorniciato da stemmi, medaglioni e piccoli bronzi (Minerva e l’Eternità; la Lupa Romana tra Tevere e Bacchiglione).
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32
Epitaffio
V(ivus) f(ecit) T(itus) Livius Liviae T(iti) f(iliae) Quartae l(ibertus) Halys Concordialis Patavi sibi et suis omnibus....
Da vivo fece Tito Livio Halys, liberto, di Livia, figlia quarta di Tito, di Padova, per sé e per tutti i suoi....