G. Galilei, Dialogo de Cecco di Ronchetti da Bruzene in Perpuosito de la stella nuova, in Le opere di Galileo Galilei, a cura di A. Favaro, vol. II, Firenze, G. Barbèra
1891
1605
Il Dialogo de Cecco di Ronchitti da Bruzene in perpuosito de la stella nuova (Padova, 28 febbraio 1605) è un libretto anonimo in dialetto padovano che risponde con ironia popolare alle tesi aristoteliche sulla “stella nuova” del 1604 (la supernova osservata in ottobre). Invece di un trattato dotto, sceglie la voce di due contadini, Mattio e Nale, che discutono “co’ sensi e con la pratica” se la stella sia nei cieli o sotto la Luna, prendendo di mira il Discorso dell’aristotelico Antonio Lorenzini da Montepulciano. L’argomento-chiave è quello geometrico della parallasse: se non se ne misura, la stella è “altissima”, dunque i cieli non sono immutabili come voleva Aristotele. La dedica è al canonico padovano Antonio Querenghi e, in appendice, compaiono “alcune ottave d’Incerto… contra Aristotele”. L’opuscolo è pseudonimo: “Cecco” è una maschera rustica dietro cui la critica vede Galileo Galilei (allora a Padova) e/o il monaco benedettino Girolamo Spinelli, probabilmente collaboratori; la prima edizione uscì a Padova presso Pietro Paolo Tozzi e fu ristampata a Verona nello stesso 1605. La strategia è modernissima: usare il parlato basso per rovesciare il prestigio dell’autorità libresca e far valere osservazione e calcolo contro la pedanteria scolastica.
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187
Una nuova stella
NA. Mo n’heto vezù quella Stella, che sberlusea la sera zà tri misi, que la parea n’ogio de zoetta? e si adesso la se vè la mattina con se và ...
NA. O che non hai visto quella stella che risplendeva la sera, tre mesi fa, che pareva un occhio di civetta? E così adesso la si vede la mattina, qua...