Connessione Letteraria #96

Francesco Petrarca • Epystolae familiares

Estratto Letterario

"Ad eundem, de statu suo deque miserabili et indigno eventu Iacobi de Carraria iunioris querimonia. [A Giovanni Boccaccio, Padova, 7 gennaio 1351]
Magnum tempus effluxit ex quo carmen tuum honustum querimoniis ad me venit, cuius, quantum meminisse valeo, summa erat quod cum iter vulgares etiam profanosque crebra otii mei vulgarentur opuscola, tu unus, quo nemo rerum mearum appetentior, nemo ex eis solamen gratius percepturus, expers talium habereris. Cui tunc aliquot versiculos reddidi, festinante quidem calamo, non aliam ob causam nisi ne lamentum tuum neglexisse me crederes, eosdemque vix ad exitum perductos inter confusos scripturarum cumulos perdidi; qui licet sepe non segni studio quesiti nunquam postea sub oculos meos redierint, nunc tamen subito preter spem se se agenti aliud ingesserunt. Intempestivum primo visum est eos ad te mittere; sed quoniam, ut ego sentio et ipsi etiam in fine testantur, “nostra tibi omnia placitura” confidimus, mutare consilium libuit simul ut me pridem tibi, dum perditos nuntiavi, non ficta locutum intelligeres. Unum tanto temporis intervallo nominatim addidisse, nequa ex parte te lateam, prope necessarium duxerim. Siquidem carmen illud meum olim tibi scriptum nunc demum ad te veniens me cum fortuna pene equis viribus congressum et velut in acie laborantem tibi offeret, non tamen sine spe magna victorie; iam me hauddubie victorem, nisi fallor, dies longior fecit. Vivendo didici vite bella tractare; iam fortune ictibus non lamenta non gemitus ut quondam, sed callum durati animi obicio et titubare solitus immobilis iam consisto. Itaque indignans illa me tanta telorum nube non ruere et minutioribus parum fidens, novissime pectus meum ingenti falarica percussit. Post nudatum nempe tantorum mortibus amicorum latus et erepta tot vite presidia, optimum michi nuper omniumque carissimum atque dulcissimum solamen ac decus meum subita et horrenda ac prorsus indigna morte preripuit, virum omni laude sed precipua quadam et angelica morum suavitate conspicuum, quem tibi ac posteris notum esse cupio, Iacobum de Carraria hunc, secundum nascendi ordine ac virtutibus et gloria longe primum, Patavi dominum imo patrie patrem, qui unus, quem ego nossem, post Siculi regis obitum toto orbe supererat amantissimus studiorum et ingeniorum cultor extimatorque iustissimus. Sed michi de illius viri laudibus dulce erit loqui et meminisse dum vixero. Quod ad inceptum attinet, ille fuit, fateor, cui omnia debebam, cui totus incubueram; illum michi abstulit fortuna, heu quam ferociter quam repente, ut subducto scilicet fundamento unico spei mee, quod simillimum veri erat, me simul everteret. Steti tamen, mestus quidem, non infitior, sed erectus sed interritus eoque securior quod vix ullum iam tale vulnus expecto; deinceps monstrum illud horrificum odero semper execraborque nec timebo. Vale.
Patavi, VII Idus Ianuarias,
raptim, stimulante nuntio. "

Dettagli Connessione

Luogo letterarizzato
Visitabile

Autore

Nome: Francesco Petrarca
Periodo: 1304-1374
Categoria: Trecento
Visualizza Autore

Opera

Titolo: Epystolae familiares
Edizione: F. Petrarca, Opera omnia, a cura di P. Stoppelli, Roma, Lexis Progetti Editoriali
Visualizza Opera

Luogo

Nome: Reggia dei Carraresi (Loggia)
Indirizzo: Via Accademia, 3, 35139 Padova PD
Coordinate: 45.407395671072976, 11.870867181518294
Descrizione:
La reggia fu il palazzo di residenza della famiglia dei Carraresi. Fatta erigere da Ubertino nel 1338, essa si estendeva tra la zona confinante con il lato nord di Piazza del Duomo, via Monte di Pietà, piazza dei Signori, via Dante fino all'altezza del selciato di S. Nicolò e proseguendo verso occidente con la via che conduce al Teatro Verdi; piegando poi verso sud, con la via Dondi dell'Orologio e via Accademia. L'antica reggia dei Signori di Padova era un'autentica "isola" nel cuore della città racchiusa da una cinta muraria a lungo camminamento. Ubertino fece costruire una specie di corridoio pensile, chiamato traghetto, che congiungeva la reggia con la prima cinta muraria della città, fino al Castello (oggi l'Osservatorio Astronomico o Torlonga o Specola), utile in caso di pericolo e di fuga e percorribile anche a cavallo. Il traghetto fu poi completamente distrutto nel 1777, oggi rimangono solo un rudere di un pilastro ed un arco impostato su di esso. Nella reggia vi erano un Palazzo di Ponente, la residenza dei principi e un Palazzo di Levante, prima destinato alla Curia e poi riservato alle donne, che erano posti in comunicazione tra loro da un corpo centrale con ampio cortile interno circondato da un portico a colonne. Purtroppo verso la fine del 1800 il cortile fu demolito, insieme alla maggior parte del palazzo di Ubertino. Le logge superiori del cortile d'onore conducevano alle due sale maggiori di ricevimento dei Da Carrara, una di fronte all'altra: la Sala Tebana, più antica e più piccola, e la cinquecentesca Sala degli Eroi o dei Giganti, ora annessa a Palazzo Liviano. Dietro a Palazzo Liviano e al Duomo, in via dell'Accademia, si trova l'unica parte rimasta intatta a simboleggiare la grandiosità della reggia: la Loggia Carrarese, che fu sede dal 1780 dell'Accademia dei Ricovrati (oggi Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti), fondata nel 1599 da illustri letterati e personaggi della cultura e dell'aristocrazia veneta, tra cui Galileo Galilei e Cesare Cremonini. La doppia loggia dell'Accademia e le stanze adiacenti, che ancora oggi possiamo ammirare e la cui costruzione terminò nel 1343, costituivano l'abitazione dei Principi. Le slanciate ed eleganti colonne di marmo roseo veronese, impreziosite dall'uso di architravi in legno, delimitano per due lati un vasto spazio, detto "praetto", adibito un tempo a giardino e confinante a ponente con la cinta muraria. Dopo la morte di Ubertino (1345) si sentì l'esigenza di costruire un luogo di preghiera e di raccoglimento, oltre che per la famiglia, anche per i numerosi ospiti. La Loggia esterna fu allora chiusa e ridotta a Cappella, che il Guariento affrescò tra il 1355 e il 1360 con le scene del Vecchio Testamento. Nel corso degli anni gli stessi "Ricovrati" dell'Accademia Patavina decisero di abbattere una parete della Cappella per ingrandire la Sala delle Adunanze, distruggendo così una parte dei mirabili affreschi; tolsero dal soffitto le tavole con i famosi Angeli, conservate ora nel Museo Civico di Padova, ingrandirono le finestre interrompendo gli affreschi e murarono parte della loggia costruendo internamente un camino. Nel 1917 la loggia fu liberata dalla sovrastruttura edificata dagli accademici e fu ripristinato il portico con le colonne. Nella Sala delle Riunioni dell'Accademia la parete occidentale è ancora in gran parte ricoperta dagli affreschi originali. Oltre agli splendidi affreschi, la decorazione della Sala delle Riunioni comprende anche una preziosissima pianta, risalente al 1784, del cartografo Giovanni Valle, primo ad usare i calcoli trigonometrici nella realizzazione delle piante, e l'originale banco ad emiciclo attribuito al noto architetto veneziano Jappelli. In una sala terrena della reggia si possono vedere inoltre alcuni frammenti di decorazioni araldiche di tempi diversi. Visitabili sono ulteriori stanze e corridoi che recano ancora i resti di affreschi, decorazioni e raffigurazioni storiche.
Visualizza Luogo