"Nell'aura del Magno studio Patavino Ah i tempi dolcissimi di Veronica così fedele nel venirmi incontro quando sbarcavo da sconquassati e schiccherati treni valligiani per vederla – e lasciare che in un bar le nostre mani si parlassero come sottovoce... Affrontavo il gelo atroce dei dieci gradi sotto zero, tutto acceso di quel pensiero, né mi pareva la mia, violazione delle “regole sagge e buone”: io cercavo affetto e nient’altro e mi bastava averne un po’: valeva più un suo bacio lieve che cento graffi di ghiaccio e neve; era un affetto o era un amore che più grande non si può? Non posso dirvelo, no. E quando picchiava il solleone chi veniva alla stazione a prelevarmi, facendosi schermo dalla vampa dei +33 con quelle sue mani soavi e davvero "d'alabastro"; chi sfidava il ringhioso astro per puro affetto, per me? Proseguiva il nostro, dialogo delle dita, sottovoce nell'ombra mite di quel caffè... Così avvenne che l'escursione di quaranta gradi e più affrontammo per nudo affetto, tu con mirabile intelletto io folle s'altro mai fu... Era un affetto o era un amore che più grande non si può? Non posso dirvelo, no."
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Autore
Nome: Andrea Zanzotto Periodo: 1921-2011 Categoria: Novecento
Nome: Stazione ferroviaria Indirizzo: Piazzale della Stazione, 1, 35131 Padova PD Coordinate: 45.41724897255686, 11.880427349592619
Descrizione:
La stazione di Padova è il principale nodo ferroviario cittadino. L’impianto fu attivato il 3 dicembre 1842, insieme al primo tronco Padova–Marghera della “Ferdinandea” (la futura Milano–Venezia); inizialmente era una stazione “di testa”, poi resa passante con il prolungamento a Vicenza (1846). Nel secondo dopoguerra, dopo i gravi danni bellici (1943), il fabbricato viaggiatori attuale fu ricostruito tra il 1949 e il 1953 su progetto dell’ingegnere Paolo Perilli. Nel tempo si sono aggiunti raddoppi, raccordi e l’elettrificazione delle linee (Milano–Venezia e Bologna–Padova). L’edificio moderno (anni ’49-’53) presenta un fronte porticato e un ampio atrio lineare, pensato per servire una stazione passante. Le banchine sono coperte da pensiline continue tipiche della stagione post-bellica.