Connessione Letteraria #314

Ippolito Nievo • Versi di Ippolito Nievo

Estratto Letterario

"Quando la mala nuova – entro in Pedrocchi
Fu una sorpresa nuova – in tutti gli occhi.
Le vittime segnate – all’ecatombe
Vedean sol ronche alzate – e sangue e tombe,
E avean dentro al cervello – un tramestio
Di colpi di coltello – e fiochi Oh Dio!
Cosa può far un piede – ai walzer uso
Per ischivar lo spiede – in campo chiuso?
Cosa far degli unghioni – un dì sì cari
Incontro a quei bastoni – e a tai sicari?
Come arrischiar la testa – ed il cappello
A siffatta tempesta? – Oh che bordello!
E non poter fuggir – per qualche foro!...
Oh a vent’anni morir – l’è un gran martoro!
Battean sotto i vestiti – i cuori a doppio,
Tutti dicean contriti: «Or ora io scoppio!».
Molte basette e molte – in sù arricciate.
Come dal fulmin colte – e’ son cascate;
Lanciar provò taluno – un frizzo, un motto
Che un tremito importuno – in gola ha rotto.
E chi il giunco elegante – in man brandia
Lasciollo pocostante – e si svenia.
Vi fu chi die’ di piglio – alle panchine
E mascherò il coniglio – infino al fine,
Ma chi avea le più strambe – e più grand’armi
Fidava nelle gambe – e nei gendarmi."

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Autore

Nome: Ippolito Nievo
Periodo: 1831-1861
Categoria: Ottocento
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Opera

Titolo: Versi di Ippolito Nievo
Edizione: I. Nievo, Poesie, a cura di M. Gorra, in Tutte le opere di Ippolito Nievo, vol. I, Milano, Mondadori
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Luogo

Nome: Caffè Pedrocchi
Indirizzo: Via VIII Febbraio, 15, 35122 Padova PD, Italia
Coordinate: 45.407744696487164, 11.877217249281498
Descrizione:
Il Caffè Pedrocchi è uno dei principali caffè storici e letterari d’Italia, simbolo urbano di Padova e luogo di ritrovo di studenti, docenti e intellettuali fin dall’Ottocento. È noto come il “caffè senza porte” perché per tradizione restò aperto giorno e notte fino alla Prima guerra mondiale. Il progetto dell’“Stabilimento Pedrocchi” fu affidato all’architetto Giuseppe Jappelli; il piano terreno fu completato nel 1831, mentre il Piano Nobile venne inaugurato nel 1842 in occasione del IV Congresso degli Scienziati Italiani. L’insieme unisce una struttura neoclassica (fabbrica principale) con un’ala neogotica detta “Pedrocchino” (pasticceria), aggiunta tra 1836–39: un impianto eclettico che prosegue nelle sale superiori, ciascuna arredata in uno stile storico diverso (fra cui Etrusco, Greco, Romano/Ercolano, Rinascimento, Egizio, Napoleonico). Al piano terreno le sale “tricolori” (Verde, Rossa, Bianca) richiamano l’iconografia risorgimentale. La Sala Verde è legata a una tradizione di libero accesso (anche senza obbligo di consumazione), che ne fece a lungo un rifugio per studenti e meno abbienti; la Sala Bianca conserva la memoria degli scontri dell’8 febbraio 1848. Durante la prima insurrezione studentesca patavina contro gli Austriaci, infatti, i militari aprirono il fuoco anche dentro il Pedrocchi: la cronaca civica ricorda, fra le vittime, Giovanni Battista Ricci (Verona), colpito in via del Sale e morto pochi giorni dopo, e Giovanni Anghinoni (Bozzolo), ucciso da un colpo di baionetta mentre si gettava da una finestra del Caffè. L’episodio è parte integrante della memoria risorgimentale padovana. Oggi il Piano Nobile ospita il Museo del Risorgimento e dell’Età Contemporanea, che ripercorre la storia padovana e nazionale dal 1797 al 1948 e accompagna il visitatore alla scoperta delle sale storiche del Pedrocchi; il Caffè continua la sua attività nel cuore della città.
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