Connessione Letteraria #295

Ippolito Nievo • Lettere in difesa degli studenti

Estratto Letterario

"Vi sono certi esseri semidivini piovuti dal cielo come raggi di luce per l’umanità […] e tale, ella signore, vorrebbe che fosse ogni povero studentello che venga modesto ad assidersi sulle ultime panche del Bo! Ma ella dee sapere al pari di me, che in una certa età il sangue urta precipitoso nelle arterie, che allora le idee con mirabile celerità rampollano le une sulle altre, spesso generose ma quasi sempre vaghe e immaginarie; che allora le passioni ruggiscono nei nostri lombi come i leoni nella fossa di Daniello. È questa l’età in cui il giovane abbandona col sorriso sulle labbra, colla fede nel cuore la casa paterna, per venir a bere un po’ d’aria libera in Prato della Valle. Avido di sentire la vita, tutti i suoi pori sono aperti a ricevere le impressioni di ciò che lo circonda."

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Autore

Nome: Ippolito Nievo
Periodo: 1831-1861
Categoria: Ottocento
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Opera

Titolo: Lettere in difesa degli studenti
Edizione: I. Nievo, In difesa degli studenti, col frammento di una lettera in difesa degli ebrei, a cura di A. Motta, Padova, Padova University Press
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Luogo

Nome: Prato della Valle
Indirizzo: Piazza Prato della Valle, Madonna Pellegrina, Padova, Province of Padua, Veneto, Italia
Coordinate: 45.398307, 11.876317
Descrizione:
Il Prato della Valle è la principale piazza della città e una delle più grandi d'Europa (88620 mq). La piazza, che dà origine al detto che Padova è la città del "prato senza erba", è in realtà un grande spazio monumentale caratterizzato da un'isola verde centrale, chiamata Isola Memmia, in onore del podestà che commissionò i lavori, Andrea Memmo, circondata da un canale ornato da un doppio basamento di statue numerate di celebri personaggi del passato; secondo il progetto originario, questi dovevano essere 88, ma oggi possiamo ammirare 78 statue con 8 piedistalli sormontati da obelischi e 2 vuoti.
In epoca romana la pizza fu sede di un vasto teatro, lo Zairo, e di un circo per le corse dei cavalli. Il circo, nell'epoca delle persecuzioni contro i primi cristiani, fu utilizzato per i combattimenti. Qui furono martirizzati due dei quattro patroni della città, Santa Giustina e San Daniele. Nel Medioevo fu invece sede di fiere, giostre, feste pubbliche e gare, come le corse dei "sedioli", una sorta di biga tipicamente padovana (la cui tradizione continuò almeno fino alla prima metà del Novecento), o il "castello d'amore", che si concludeva con la conquista di ragazze da marito da parte di giovani provenienti da tutto il Veneto. Sebbene si trovasse a ridosso delle mura della città, continuò a mantenere per lungo tempo il suo aspetto paludoso e malsano, dovuto alla conformazione del terreno che gli faceva assumere quell'aspetto di valle che ne giustifica il nome. Fu appunto Andrea Memmo, nel 1775, a promuoverne la bonifica e a creare una canalizzazione sotterranea destinata a far defluire le acque dell'anello centrale, oltre che a concepire il progetto (rimasto parzialmente incompiuto) monumentale. Le statue su piedistallo che adornano la piazza, 38 lungo l'anello interno all'Isola Memmia e 40 lungo quello esterno, furono scolpite in pietra di Costozza tra il 1775 e il 1883 da diversi artisti. Esse rappresentano i più illustri figli della città, padovani di nascita o d'adozione, e ricordano professori e studenti che onorarono la città e lo Studio padovano. Solo gli spazi dell'ingresso ai quattro ponti furono riservati a personaggi politici, a Dogi e Papi. La statua numero 44 rappresenta Andrea Memmo e fu innalzata due anni dopo la sua morte, nel 1794, ad opera del padovano Felice Chiereghin. La statua numero 52 del giro interno, invece, è un'opera giovanile di Antonio Canova, di cui l'originale è oggi ai Musei Civici; essa rappresenta Giovanni Poleni, il matematico e fisico veneziano che a soli 25 anni fu insegnante di astronomia e fisica presso la nostra università. Tra le atre statue ricordiamo quelle di Torquato Tasso, Pietro D'Abano, Andrea Mantegna, Ludovico Ariosto, Francesco Petrarca, Galileo Galilei, Giovanni Dondi dell'Orologio, Antonio Canova stesso e Antenore, che, secondo il mito, fu il fondatore di Padova. Dopo l'Unità d'Italia, quest'area era stata ribattezzata Piazza Vittorio Emanuele II, ma è prevalso il nome storico o più semplicemente "il Prato", come lo chiamano i padovani. Nonostante fosse tradizionalmente noto come "il prato senza erba", a causa della carenza di erba dovuta alla presenza di troppi alberi, oggi è invece completamente erboso, poiché degli originali alberi ne è sopravvissuto solamente uno. Luogo di mercato almeno già dal 1077, il Prato nel progetto memmiano doveva essere un nuovo centro commerciale cittadino, uno spazio adatto per fiere e manifestazioni: così, ancora oggi, rimane luogo di ritrovo principale per gli eventi dedicati alla cittadinanza padovana, il Prato continua ad ospitare ancora oggi importanti mercati, fiere e manifestazioni.
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