Connessione Letteraria #263

Niccolò Tommaseo • Fede e bellezza

Estratto Letterario

"Ero a Padova: dal prato della Valle ammiravo, di là delle aperte finestre d'un vecchio palazzo, le calde tinte del sole occidente nell'aria estiva: e in quella prima impressione di queta voluttà cominciò la natura a rivelarsi a me giovanetto. Chi m'avesse detto che in quel palazzo i' sarei dimorato: e che, passando da quella sala che m'era quasi traguardo a vagheggiare il cielo, i' non avrei più sentito quel che da lontano sentii! E che dalle finestre vicine alle mie si sarebbe volto a me il primo sguardo d'amore, non chiesto, non noto; e che la giovanetta desiosa avrebbe a me, ancor bambino dell'anima, mandato con una viola in dono se stessa! E ch'io quel fiore lascerei languire sul mio caminetto, e ritormelo! Virtù non era, non innocenza la semplicità mia; era un de' tanti misteri dell'annebbiata mia vita. E ora, tagliato il viso dal vento frizzante del verno, veggo il rosseggiare modesto di quel cielo estivo e quel fiore; ricerco, rimedito la fanciulla smarrita. Poi penso: ma se quel fiore accettato, e l'amore concesso, mi fossero stati ritolti poi? Che dolore in quegli anni vogliosi e gracili! E Dio me l'ha risparmiato: e in cambio di un diletto volgare che, forse non compreso, forse trovato minor dell'idea, m'avrebbe addolorato e corrotto, mi lasciò la memoria pura d'un lieto occaso, d'una cortese giovanetta, e d'un fiore. "

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Autore

Nome: Niccolò Tommaseo
Periodo: 1802-1874
Categoria: Ottocento
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Opera

Titolo: Fede e bellezza
Edizione: N. Tommaseo, Fede e bellezza, edizione critica, introduzione e commento a cura di F. Danelon, Alessandria, Edizioni dell'Orso
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Luogo

Nome: Prato della Valle
Indirizzo: Piazza Prato della Valle, Madonna Pellegrina, Padova, Province of Padua, Veneto, Italia
Coordinate: 45.398307, 11.876317
Descrizione:
Il Prato della Valle è la principale piazza della città e una delle più grandi d'Europa (88620 mq). La piazza, che dà origine al detto che Padova è la città del "prato senza erba", è in realtà un grande spazio monumentale caratterizzato da un'isola verde centrale, chiamata Isola Memmia, in onore del podestà che commissionò i lavori, Andrea Memmo, circondata da un canale ornato da un doppio basamento di statue numerate di celebri personaggi del passato; secondo il progetto originario, questi dovevano essere 88, ma oggi possiamo ammirare 78 statue con 8 piedistalli sormontati da obelischi e 2 vuoti.
In epoca romana la pizza fu sede di un vasto teatro, lo Zairo, e di un circo per le corse dei cavalli. Il circo, nell'epoca delle persecuzioni contro i primi cristiani, fu utilizzato per i combattimenti. Qui furono martirizzati due dei quattro patroni della città, Santa Giustina e San Daniele. Nel Medioevo fu invece sede di fiere, giostre, feste pubbliche e gare, come le corse dei "sedioli", una sorta di biga tipicamente padovana (la cui tradizione continuò almeno fino alla prima metà del Novecento), o il "castello d'amore", che si concludeva con la conquista di ragazze da marito da parte di giovani provenienti da tutto il Veneto. Sebbene si trovasse a ridosso delle mura della città, continuò a mantenere per lungo tempo il suo aspetto paludoso e malsano, dovuto alla conformazione del terreno che gli faceva assumere quell'aspetto di valle che ne giustifica il nome. Fu appunto Andrea Memmo, nel 1775, a promuoverne la bonifica e a creare una canalizzazione sotterranea destinata a far defluire le acque dell'anello centrale, oltre che a concepire il progetto (rimasto parzialmente incompiuto) monumentale. Le statue su piedistallo che adornano la piazza, 38 lungo l'anello interno all'Isola Memmia e 40 lungo quello esterno, furono scolpite in pietra di Costozza tra il 1775 e il 1883 da diversi artisti. Esse rappresentano i più illustri figli della città, padovani di nascita o d'adozione, e ricordano professori e studenti che onorarono la città e lo Studio padovano. Solo gli spazi dell'ingresso ai quattro ponti furono riservati a personaggi politici, a Dogi e Papi. La statua numero 44 rappresenta Andrea Memmo e fu innalzata due anni dopo la sua morte, nel 1794, ad opera del padovano Felice Chiereghin. La statua numero 52 del giro interno, invece, è un'opera giovanile di Antonio Canova, di cui l'originale è oggi ai Musei Civici; essa rappresenta Giovanni Poleni, il matematico e fisico veneziano che a soli 25 anni fu insegnante di astronomia e fisica presso la nostra università. Tra le atre statue ricordiamo quelle di Torquato Tasso, Pietro D'Abano, Andrea Mantegna, Ludovico Ariosto, Francesco Petrarca, Galileo Galilei, Giovanni Dondi dell'Orologio, Antonio Canova stesso e Antenore, che, secondo il mito, fu il fondatore di Padova. Dopo l'Unità d'Italia, quest'area era stata ribattezzata Piazza Vittorio Emanuele II, ma è prevalso il nome storico o più semplicemente "il Prato", come lo chiamano i padovani. Nonostante fosse tradizionalmente noto come "il prato senza erba", a causa della carenza di erba dovuta alla presenza di troppi alberi, oggi è invece completamente erboso, poiché degli originali alberi ne è sopravvissuto solamente uno. Luogo di mercato almeno già dal 1077, il Prato nel progetto memmiano doveva essere un nuovo centro commerciale cittadino, uno spazio adatto per fiere e manifestazioni: così, ancora oggi, rimane luogo di ritrovo principale per gli eventi dedicati alla cittadinanza padovana, il Prato continua ad ospitare ancora oggi importanti mercati, fiere e manifestazioni.
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