Connessione Letteraria #254

Giacomo Casanova • Storia della mia vita (Histoire de ma vie)

Estratto Letterario

"Una volta accettato il responso del professor Macop, l'abate Grimani si assunse l'incarico di trovarmi una pensione a Padova per mezzo di un chimico di sua conoscenza che risiedeva in quella città, un certo Ottaviani che faceva anche l'antiquario. In pochi giorni la pensione fu trovata e il 2 aprile 1734, nella ricorrenza del mio nono compleanno, mi condussero a Padova lungo il Brenta, in un burchiello. Ci imbarcammo alle dieci di sera, dopo aver cenato. Il burchiello è una specie di piccola casa galleggiante. Dispone di due cabine, una ad ogni estremità, con relative cuccette per i domestici a prua e a poppa, e presenta al centro una sorta di lungo salone fornito tutt'intorno di finestre a vetri con tanto di imposte. Per compiere il tragitto ci sarebbero volute otto ore. Con me c'erano, oltre a mia madre, l'abate Grimani e Baffo. Mia madre mi fece dormire con sé nel salone, mentre i due amici passarono la notte nel camerino. Come si fece giorno, mia madre si alzò e aprì una finestra di fronte al letto, di modo che i raggi del sole nascente mi percossero il visto e mi fecero aprire gli occhi. Il letto era basso e non scorgevo la riva: attraverso la finestra vedevo solo le cime degli alberi che in due file ininterrotte fiancheggiavano il fiume. La barca andava, ma con moto così eguale che non me ne potevo accorgere; così, gli alberi che scomparivano rapidamente al mio sguardo suscitarono il mio stupore. "Oh, madre cara!" esclamai. "Cosa succede? Gli alberi camminano!" Essi risero, ma mia madre sospirò e mi disse in tono compassionevole: "è la barca che cammina, non gli alberi. Vestiti." Per nulla intimorito, con l'aiuto della ragione che si stava svegliando in me, colsi subito la causa del fenomeno. "Dunque" le dissi "anche il sole sta fermo e siamo noi che muoviamo da Occidente a Oriente." La mia buona madre mi dà dello sciocco, l'abate Grimani deplora la mia imbecillità e io rimango costernato e afflitto. Sto quasi per piangere, ma chi mi rende la vita è Baffo, che mi abbraccia e mi bacia teneramente dicendomi: "Hai ragione tu, bimbo mio. Il sole non si muove. Fatti animo, tira sempre le conseguenze logiche dei tuoi ragionamenti e lascia che gli altri ridano." [...] Quella fu la prima vera soddisfazione della mia vita."

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Autore

Nome: Giacomo Casanova
Periodo: 1725-1798
Categoria: Settecento
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Opera

Titolo: Storia della mia vita (Histoire de ma vie)
Edizione: G. Casanova, Storia della mia vita, Introduzione di P. Chiara, a cura di P. Chiara e F. Roncoroni, vol. I, Milano, Mondadori
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Luogo

Nome: Porta Ognissanti (o del Portello)
Indirizzo: Via Giovanni Gradenigo, angolo, Via del Portello, 35131 Padova PD
Coordinate: 45.40972118843706, 11.892673178426108
Descrizione:
La Porta Ognissanti è una porta delle mura rinascimentali veneziane, inaugurata il 12 giugno 1519 dal capitano Marcantonio Loredan; serviva il porto fluviale sul Piòvego, snodo dei traffici passeggeri e merci tra Padova e Venezia. Nel 1534 il porto fu trasferito davanti alla nuova porta (con le due scalinate oggi restaurate), e il toponimo "Portello" ("porta minore") passò qui dalla precedente porta medievale in via San Massimo. La facciata esterna è un piccolo arco di trionfo rivestito in pietra d’Istria, con quattro coppie di colonne e basi ornate da palle di cannone in trachite; all’interno dell’architrave si legge Omnium Sanctorum (da cui "Ognissanti"). Nel 1535 vi fu aggiunta la torretta con orologio in pietra di Nanto. È una porta pensata soprattutto per l’uso civile/commerciale (ci sono infatti solo poche cannoniere ai fianchi). Il ponte a quattro arcate in muratura è settecentesco (1784, in sostituzione del precedente ligneo) e introduce alla scalinata del porto, storico punto d’attracco del Burchiello; accanto sta l’edicola di S. Maria dei Barcaioli. Le lapidi celebrano l’antichità di Padova e il buon governo veneziano; il rilievo del leone di S. Marco fu rimosso in età francese (1797) e, secondo la tradizione documentata, recuperato e reimpiegato altrove.
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