Connessione Letteraria #110

Dante Alighieri • Comentum super Dantis Aldigherii Comoediam

Estratto Letterario

"Accidit autem semel quod dum Giottus pingeret Paduae, adhuc satis juvenis, unam cappellam in loco ubi fuit olim theatrum, sive harena, Dantes pervenit ad locum: quem Giottus honorifice receptum duxit ad domum suam, ubi Dantes videns plures infantulos eius summe deformes, et, ut cito dicam, simillimos patri, petivit: "Egregie magister, nimis miror, quod cum in arte pictoria dicamini non habere parem, unde est, quod alienas figuras facitis tam formosas, vestras vero tam turpes!". Cui Giottus subridens, praesto respondit: "Quia pingo de die, sed fingo de nocte". Haec responsio summe placuit Danti, non quia sibi esset nova, cum inveniatur in Macrobio libro Saturnalium, sed quia nata videbatur ab ingenio hominis. "

Note

La presenza di Dante a Padova e il suo incontro con Giotto non sono storicamente attestati, ma secondo la discussa tradizione il possibile incontro tra i due grandi fiorentini a Padova dovrebbe essere avvenuto nel 1306 (o nel 1305) quando Giotto stava terminando il suo capolavoro nella Cappella degli Scrovegni e Dante stava iniziando la sua Commedia.

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Luogo biografico
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Autore

Nome: Dante Alighieri
Periodo: 1265-1321
Categoria: Duecento
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Opera

Titolo: Comentum super Dantis Aldigherii Comoediam
Edizione: Benevenuti de Rambaldis de Imola, Comentum super Dantis Aldigherii Comoediam, a cura di G. F. Lacaita, vol. III, Firenze, Barbèra
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Luogo

Nome: Cappella degli Scrovegni
Indirizzo: Piazza Eremitani, 8, 35121 Padova PD
Coordinate: 45.41181767107308, 11.879524868027584
Descrizione:
La Cappella degli Scrovegni, conosciuta da tutti con il cognome del suo committente Enrico, è intitolata a Santa Maria della Carità e nota in tutto il mondo per lo straordinario ciclo pittorico realizzato da Giotto, dal 2021 parte del Patrimonio Mondiale UNESCO. La cappella fu commissionata da Enrico degli Scrovegni, figlio di Rinaldo, facoltoso usuraio padovano, che agli inizi del Trecento aveva acquistato da un nobile decaduto, Manfredo Dalesmanini, l'area dell'antica arena romana di Padova. Qui provvide a edificare un sontuoso palazzo, di cui la cappella era oratorio privato e futuro mausoleo familiare. Chiamò ad affrescare la cappella il fiorentino Giotto, il quale, dopo aver lavorato con i francescani di Assisi e di Rimini, era a Padova chiamato dai frati minori conventuali ad affrescare la sala del Capitolo, la cappella delle benedizioni e forse altri spazi nella Basilica di Sant'Antonio. Infondata, invece, è la voce secondo cui Enrico Scrovegni avrebbe commissionato la Cappella come atto d'espiazione del peccato commesso dal padre, che Dante Alighieri, qualche anno dopo la conclusione del ciclo giottesco, pone all'Inferno tra gli usurai. L'opera di Giotto costituisce il massimo capolavoro ad affresco dell'artista e testimonia la profonda rivoluzione che il pittore toscano portò nell'arte occidentale. Il ciclo affrescato da Giotto in soli due anni, tra il 1303 e il 1305, si dispiega sull'intera superficie interna della Cappella narrando la Storia della Salvezza in due percorsi differenti: il primo con le Storie della Vita della Vergine e di Cristo dipinto lungo le navate e sull'arco trionfale; il secondo inizia con i Vizi e le Virtù, affrontate nella porzione inferiore delle pareti maggiori, e si conclude con il maestoso Giudizio Universale in controfacciata. Il soffitto voltato è un manto azzurro di stelle e presenta, nei tondi, le figure di Maria, di Cristo e dei Profeti. Nel presbiterio si conserva ancora il gruppo scultoreo Madonna con il Bambino tra due angeli realizzato dal grande scultore Giovanni Pisano all'inizio del Trecento.
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