Nato a Rimini nel 1450 da Benedetto ed Elisabetta degli Uberti, Girolamo Ramusio si trasferì in giovane età a Padova, dove è attestato fin dal 1464, quando dichiarò di avervi trascorso sette anni di studi di arti e filosofia. Qui soggiornò nella contrada di Santa Caterina, in un contesto che alimentò tanto la sua formazione quanto le sue amicizie intellettuali. Ramusio proseguì gli studi in medicina, risiedendo a Padova nel collegio di S. Caterina, che riservava posti agli scholares pauperes, e dedicò tempo anche alla produzione poetica. Di notevole rilievo fu la sua attività come annotatore e postillatore del testo aristotelico Problemata, in cui alternava note in latino e versi poetici con riferimenti topografici che testimoniano i suoi spostamenti. Sul piano poetico, egli compose raccolte latine, lodate da personaggi come Giovanni Pico della Mirandola, ma anche in volgare e petrarcheggianti. Una vicenda intensa e drammatica segnò la sua vita personale: l’amore per una certa “Catta” (identificata con Caterina da Narni, figlia del Gattamelata) – morta prematuramente – generò dicerie e tensioni tali da spingerlo a fuggire in Oriente nel 1483. Lasciò a suo fratello dei beni in usufrutto e partì per un viaggio che lo portò prima in Egitto, poi a Damasco, dove fu nominato medico della Nazione veneziana. In Siria si dedicò alla traduzione interlineare del Canon di Avicenna dal latino (fonte derivata dall’arabo), con l’intento di correggere la versione precedente di Gerardo da Cremona. Nel 1486, gravemente malato, fece testamento a Beirut e lì morì poco dopo – presumibilmente nel giugno – a causa di una dissenteria. Bibliografia: https://www.treccani.it/enciclopedia/girolamo-ramusio_%28Dizionario-Biografico%29/