Bertolt Brecht (Augsburg, 1898 – Berlino Est, 1956) è tra i massimi riformatori del teatro del Novecento. Dopo gli esordi bavaresi (studi di medicina a Monaco, servizio in un ospedale militare nel 1918), si afferma presto come drammaturgo e poeta. Il successo internazionale arriva con Die Dreigroschenoper (L’opera da tre soldi, 1928). Fra la seconda metà degli anni Venti e i Trenta Brecht elabora l’“episches Theater” e il Verfremdungseffekt (alienation/distancing effect): una pratica scenica che scoraggia l’immedesimazione, rompe l’illusione e orienta lo spettatore a un giudizio critico sui rapporti sociali. Il compendio teorico è il Kleines Organon für das Theater (1948/49). Con l’avvento del nazismo (1933) Brecht entra in esilio: prima Scandinavia (soprattutto Danimarca), poi gli Stati Uniti (1941), dove lavora anche a Hollywood. In questi anni scrive molti capolavori: Mutter Courage und ihre Kinder (1941), Leben des Galilei, Der gute Mensch von Sezuan e Der kaukasische Kreidekreis (in tedesco 1949, prima in inglese 1948). Nel 1947 Brecht testimonia davanti alla HUAC (House Un-American Activities Committee) e lascia gli Stati Uniti: un anno a Zurigo, quindi l’insediamento a Berlino Est, dove nel 1949 fonda con Helene Weigel il Berliner Ensemble, futura compagnia faro della sua poetica. Nel 1950 ottiene la cittadinanza austriaca; muore per infarto nel 1956. L’eredità di Brecht è duplice: testi che hanno rifondato la drammaturgia moderna e un metodo (teoria/pratica) che ha cambiato la regia, la recitazione, l’uso della musica e dell’iconografia scenica. Anche in Italia l’impatto è immediato: nel 1956 Giorgio Strehler inaugura al Piccolo Teatro di Milano L’opera da tre soldi alla presenza di Brecht, segnando una tappa cruciale della ricezione italiana. Bibliografia: https://www.britannica.com/biography/Bertolt-Brecht