Connessione Letteraria #50

Ippolito Nievo • Lettere di Ippolito Nievo

Estratto Letterario

"Ad Attilio Magri, Padova, marzo 1854
E veramente ti proclamerò l’angelo più ipocondriaco dell’itterico cielo di Mantova se non sorriderai almeno a fior di labbro alla descrizione tragico-comica di questa mia vita Padovana che fluisce monotona, laboriosa e addormentata talora fra un paragrafo del regolamento, una antitesi Zambelliana, e quattro versetti umoristici. – Immaginati che non si può più scappare alla terribile levata delle sette e mezzo: gli appelli si succedono come le note d’una scala cromatica sfiorate sui tasti del Pianoforte del primo pianista di Europa, e le croci fioccano come la neve che il vento minaccia ora a turbinio contro le vetriere semigotiche. – Cosa provenne da ciò? – Nient’altro che un cambiamento di vita, d’abitudini, d’idee; nient’altro che uno stravolgimento completo di tutto ciò che da sette od otto anni costituiva, come dicono i filosofi, la maniera di manifestarsi del mio essere. Alle sette di sera, io esco infallibilmente dalla Borsa di Pedrocchi, e mi rintano nel mio bugigattolo o a ricopiare il Galileo, o a masticar qualche verso, o a scriver qualche lettera come faccio ora con tanto piacere. E sì sono quattro ore… che quattro! gli è niente meno che dalle sette e mezza che sono quì, ed ora appunto all’orologio della padrona sono scoccate le due dopo mezzanotte – dunque supposto che abbia cominciato questo foglio un venti minuti fa ho impiegato niente meno che sei ore e dieci minuti a correggere e a mettere in netto l’altro quarto del Dramma che ti accennavo poco fa – Questo però è un miracolo che succede al Mercoledì, e al Sabato sera, miracolo periodico che sa di scolaresco lontano settanta miglia e che perciò farà sentire fino alle tue narici il tanfo della pedanteria e del metodismo. – Le altre sere alle otto e un quarto in punto mi cavo gli stivali e prendo le mie misure in modo che alle otto e mezza io sia bello e coricato. Coricato? – domando scusa del termine, perchè mi metto bensì sotto le coltri fino alla cintura, ma del resto sto in sul sedere colla mia brava vesta da camera tirata sotto il mento, colla mia scatola da tabacco a lato (ti prego di comunicare a tuo padre questa novità) e col mio libro fra le mani semighiacciate in cui a tratti risveglio la circolazione intorpidita dal gelo, col fiato e collo stropiccio. Per solito non mi succede mai che mi addormenti prima dell’una ora, e alle sette e mezza né più né meno l’inesorabile megera che ha l’onorevole incarico di mia cameriera e maggiordoma mette il capo dentro dall’uscio per annunziarmi la mia sentenza di morte o di vita, come si potrebbe chiamarla indifferentemente, secondo i varii punti di vista. Fuori dal letto ti aspetta o meglio mi aspetta il freddo; freddo nel vestirsi, gelo nel correre a quella benedetta Università, Siberia assoluta in quelle stanzaccie a cui si diede il nome di Stalloni, e a cui manca delle stalle il suo buon requi-sito, l’aria tiepida. Là la noja entra pegli orecchi ad assiderarti il cervello, mentre il freddo penetra pei pori a mummiatizzare quel poco di animale che resta ancora nei nostri poveri individui. Beato se dopo quelle due ore fatali, mi resta ancora abbastanza di volontà e forza locomotiva, da recarmi all’inevitabile Pedrocchi, a bervi un caffè e latte paralizzato nei suoi effetti ristorativi dalla conversazione di qualche Tommasini e simili. In mezzo a ciò rido, scrivo versi e ti saluto.
Ippolito "

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Autore

Nome: Ippolito Nievo
Periodo: 1831-1861
Categoria: Ottocento
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Opera

Titolo: Lettere di Ippolito Nievo
Edizione: I. Nievo, Lettere, a cura di M. Gorra, in Id., Tutte le opere di Ippolito Nievo, Milano, Mondadori.
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Luogo

Nome: Palazzo del Bo (Università degli Studi di Padova)
Indirizzo: Via VIII Febbraio, 2, 35122 Padova PD, Italia
Coordinate: 45.40708207315372, 11.877226285784408
Descrizione:
Sede storica centrale dell’Università a partire dal 1493, Palazzo del Bo è uno dei complessi edilizi più antichi e suggestivi di Padova. Oggi è sede del Rettorato e della Scuola di Giurisprudenza. Si compone di più corpi di fabbrica, articolati attorno a due cortili principali: quello cinquecentesco, detto "Cortile Antico", le cui mura sono ricoperte di antichi stemmi e su cui affacciano la maestosa Aula Magna e il primo Teatro Anatomico stabile al mondo (1595); e il novecentesco "Cortile Nuovo", che immette ad una serie di ambienti decorati da grandi esponenti dell’arte italiana sotto la supervisione dell'architetto e designer milanese Gio Ponti.
Dal Cortile Antico si accede al piano superiore attraverso uno scalone, dove è collocata la statua opera dello scultore Bernardo Tabacco dedicata a Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, nominata Magistra et doctrix in Philosophia a Padova nel 1678; si passa poi alla Sala dei Quaranta, che prende il suo nome dai 40 ritratti di celebri studenti stranieri dell’Università vissuti a Padova tra il Duecento e l’Ottocento, dove è conservata la Cattedra di Galileo, dalla quale, secondo la tradizione, lo scienziato teneva le sue lezioni. La sala introduce all’Aula Magna, assegnata ai giuristi, ma in realtà vi faceva eccezionalmente lezione anche Galileo. Dalla loggia superiore del Cortile Antico è possibile accedere anche al cinquecentesco Teatro Anatomico, realizzato durante il magistero del docente Girolamo Fabrici d’Acquapendente, e da qui alla Sala di medicina, riservata oggi alla discussione delle tesi di laurea. Prima di stabilirsi nel Palazzo del Bo nel 1493, l'Università di Padova non aveva una sede fissa e stabile: le lezioni si svolgevano in abitazioni private o in edifici affittati nel centro della città.
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