Connessione Letteraria #48

Ippolito Nievo • Lettere di Ippolito Nievo

Estratto Letterario

"Ad Andrea Cassa, Padova 20.12.53.
[...] Ora che abbiamo parlato del boja, passiamo se ti piace ed anche se non ti piace al paziente – Iª domanda: Cosa faccio io fra le Antenoree mura? (frase tecnica dei Sonnetti per Laurea) – Spavéntati, Andrea, e giacchè sono proibite le armi da fuoco, da punta, da taglio, impugna almeno un coltello da cucina, e difenditi!... Faccio… faccio… indovinalo! te ne do venti, te ne do cento! non ci riuscirai!… faccio l’Orso… sì l’Orso; quel nero sai, che circa alla bianchezza mia madre non ne aveva sulla tavolozza quando mi ha dipinto. Nuovo Nabucco ho cessato d’esser uomo sociabile per diventare bestia addirittura, e non bestia mansueta né mansuefatta (molto belle eh le distinzioni del Diritto Romano!) ma bestia selvaggia… un Orso!… Esco dalla mia tana alle nove di mattina e qualche volta alle otto e mi tocca inghiottire una pillola di quattro ore di predicazione, pillola che ridesta orribilmente gli istinti feroci dell’animale che rappresento. Difatti appena scappato a quel martirio mi tocca correre a pranzo. Del resto sento che il primo uomo in carne che incontrassi per via lo sbranerei!… Dopo il pranzo ci vogliono pure tre orette per la digestione; in quelle sono abbastanza tranquillo, posso entrare in Borsa al Pedrocchi senza arrotare gli artigli, posso parlare a qualche mio ex-simile senza dare in qualche ululato… Tregua breve, Andrea mio!… Verso le otto bisogna che scappi a casa perché l’Orso in queste ore vince l’uomo, e non voglio farmi vedere sotto una fisionomia così poco seducente. Scrivo, leggo, e me ne vado a letto pieno di freddo, come se fossi un uomo… eppure… eppure… la è una terribile verità ma pur sono un Orso –
IIª Domanda: Come mi trovo io fra le Antenoree mura? (ut supra). Questa domanda dovea per forza di logica seguir la prima – Nella mia qualità di Orso mi ci trovo abbastanza bene: direi quasi che Padova è una città che ha del bosco, se non temessi d’adoperare una metafora piuttosto orsina; ad ogni modo dirò che è una città in cui un Orso può passare anche tre ore senza incontrar un uomo che accenda i suoi istinti carnivori – Ora poi che c’è la neve per terra da una settimana (si vocifera che ci resterà fino alla neve dell’anno venturo) nessuno si fa vedere in istrada, e l’Orso è padrone del campo. "

Dettagli Connessione

Luogo rappresentato e luogo biografico
Visitabile

Autore

Nome: Ippolito Nievo
Periodo: 1831-1861
Categoria: Ottocento
Visualizza Autore

Opera

Titolo: Lettere di Ippolito Nievo
Edizione: I. Nievo, Lettere, a cura di M. Gorra, in Id., Tutte le opere di Ippolito Nievo, Milano, Mondadori.
Visualizza Opera

Luogo

Nome: Caffè Pedrocchi
Indirizzo: Via VIII Febbraio, 15, 35122 Padova PD, Italia
Coordinate: 45.407744696487164, 11.877217249281498
Descrizione:
Il Caffè Pedrocchi è uno dei principali caffè storici e letterari d’Italia, simbolo urbano di Padova e luogo di ritrovo di studenti, docenti e intellettuali fin dall’Ottocento. È noto come il “caffè senza porte” perché per tradizione restò aperto giorno e notte fino alla Prima guerra mondiale. Il progetto dell’“Stabilimento Pedrocchi” fu affidato all’architetto Giuseppe Jappelli; il piano terreno fu completato nel 1831, mentre il Piano Nobile venne inaugurato nel 1842 in occasione del IV Congresso degli Scienziati Italiani. L’insieme unisce una struttura neoclassica (fabbrica principale) con un’ala neogotica detta “Pedrocchino” (pasticceria), aggiunta tra 1836–39: un impianto eclettico che prosegue nelle sale superiori, ciascuna arredata in uno stile storico diverso (fra cui Etrusco, Greco, Romano/Ercolano, Rinascimento, Egizio, Napoleonico). Al piano terreno le sale “tricolori” (Verde, Rossa, Bianca) richiamano l’iconografia risorgimentale. La Sala Verde è legata a una tradizione di libero accesso (anche senza obbligo di consumazione), che ne fece a lungo un rifugio per studenti e meno abbienti; la Sala Bianca conserva la memoria degli scontri dell’8 febbraio 1848. Durante la prima insurrezione studentesca patavina contro gli Austriaci, infatti, i militari aprirono il fuoco anche dentro il Pedrocchi: la cronaca civica ricorda, fra le vittime, Giovanni Battista Ricci (Verona), colpito in via del Sale e morto pochi giorni dopo, e Giovanni Anghinoni (Bozzolo), ucciso da un colpo di baionetta mentre si gettava da una finestra del Caffè. L’episodio è parte integrante della memoria risorgimentale padovana. Oggi il Piano Nobile ospita il Museo del Risorgimento e dell’Età Contemporanea, che ripercorre la storia padovana e nazionale dal 1797 al 1948 e accompagna il visitatore alla scoperta delle sale storiche del Pedrocchi; il Caffè continua la sua attività nel cuore della città.
Visualizza Luogo