Connessione Letteraria #324

Diego Valeri • Città materna

Estratto Letterario

"Qualche volta, condotto delicatamente per mano dal demone della nostalgia, torno a questi luoghi che imparai da bimbo, e mi sforzo di rivederli com'erano allora.
Erano, certo, tali quali adesso; tant'è che, a farci un po' d'attenzione, posso riconoscere ogni porta, ogni finestra, ogni muro, e fin le pietre del lastricato. Tutto è inverosimilmente al suo posto, eguale a se stesso. Il sole e l'ombra si spostano, si cacciano, s'inseguono da un portico all'altro, attraverso la strada, nel lento giro delle ore, proprio come al tempo ch'io ne studiavo i vaghi moti e disegni dal poggiolino della mia vecchia casa. Eppure tutto è mutato, diverso, e, sì, irriconoscibile. Si apriva allora ai miei occhi un arcano mondo, pieno d'incanti e di paure. Le case di fronte, chiuse nei loro lineamenti fermi, enigmatici, avevano qualcosa di fatale, come un paesaggio geologico; e sotto il portico, nel vario gioco del sole e dell'ombra, apparivano e sparivano esseri misteriosi, dei quali a poco a poco apprendevo i volti, le movenze ei mitici nomi. In mezzo alla strada passavano le 'timonelle' scroscianti; i grandi carri che traevano dall'aspro ciottolato una musica stranamente sgranata e vellutata; il tram che scivolava via sul liscio delle rotaie, dietro ai due cavallucci zoccolanti; i carrettini dei venditori ambulanti, avvolti di brevi gridi e d'interminabili melopee. Cominciavano al mattino le erbivendole, stridule come galline: Bisi, done! Seguiva l'ortolano, che portava in giro il suo verde su un carretto più grande, tirato dal somarello baio. Cantava lungo, lievemente lagnoso: Patate, sucòi, fasòi - e vôrla ùa; e la bestia batteva il tempo, crollando gli orecchi e la testa. Più tardi si udiva il sospiroso appello del pentolaio: E xè qua el pignata-a-ro!, o il bisillabo fuggevole dell'arrotino: El gùa... Su tutte queste voci, a larghe ondate intermittenti, si stendeva lo scampanio di Santa Croce, o quello, fuso in un continuo rombo glorioso, di Santa Giustina e del Santo. [...] Tutto ciò era spettacolo, romanzo, avventura; come, su per giù, la processione del Redentore, l'uscita della fanfara dei 'Santannati' i carri di carnevale, e le mie escursioni, con la zia Neni, negli altri quartieri della città; ma il mio vero mondo, la mia realtà assoluta, restavano quelle tre o quattro case che potevo osservare a tutte l'ore dall'alto del mio poggiolino: mondo tanto più misterioso e affascinante quanto più reale e quotidiano. [...] O fantasticate finestre, spie dell'incomprensibile vita, a rivedervi ora, che (press'a poco) ho compreso che cos'è la vita, a rivedervi così piccole e così qualunque, provo non so che compassione di me, di voi, di tutto. Chi mi restituirà alle mie solitarie sognerie di bimbo; al mio poggiolino (eccolo là coi suoi ferri incrociati e contorti a voluta), donde, tra estasiato e sgomento, udivo il canto profondo, scoprivo, di là della barriera delle case impenetrabili, le infinite distese dell'oceano sconosciuto?"

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Autore

Nome: Diego Valeri
Periodo: 1887-1976
Categoria: Novecento
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Opera

Titolo: Città materna
Edizione: D. Valeri, Città materna, Città di Castello, Ronzani Editore-Padova University Press
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Luogo

Nome: Porta Santa Croce
Indirizzo: via 35123, Via Marghera, 38, 35123 Padova PD
Coordinate: 45.39242846533136, 11.873998851164712
Descrizione:
Porta Santa Croce è una delle porte delle mura rinascimentali di Padova, sul fronte sud-occidentale, lungo il tratto compreso tra i torrioni/bastioni dell’Alicorno e di Santa Giustina. L’impianto attuale sostituisce una precedente porta carrarese; fu ricostruita dopo l’assedio del 1509 (guerra della Lega di Cambrai). La porta viene avviata negli anni immediatamente successivi al 1509 e, nella tradizione erudita, è attribuita a Sebastiano Mariani da Lugano. Il vicino baluardo di Santa Croce, deciso dal Senato veneto il 12 dicembre 1547, è invece riferito a Giangirolamo Sanmicheli (nipote di Michele) ed è l’ultimo bastione costruito a Padova. Rispetto alla più severa Porta Liviana, Santa Croce presenta un disegno più elaborato: ordine ionico gigante (lesene in trachite che rinforzano gli spigoli); al centro, su entrambe le fronti, un motivo d’arco trionfale in pietra d’Istria; coronamento con parapetto curvo e feritoie; facciata verso la campagna in origine più “rappresentativa” (lapidi e trofei), quella verso città con la sola iscrizione SANCTE CRUCIS e due nicchie con San Prosdocimo e San Girolamo. Il leone marciano, abbattuto in età napoleonica, fu sostituito da un’iscrizione che ricorda l’ingresso in città di Vittorio Emanuele II il 1° agosto 1866, dopo l’annessione al Regno d’Italia. L’adiacente ponte della porta (sul canale Alicorno) conserva tre grandi arcate oggi in parte interrate; se ne intuisce una quarta e l’alloggio del vecchio ponte levatoio. Porta Santa Croce si colloca leggermente fuori asse rispetto al borgo omonimo: è una delle soglie del sistema bastionato veneziano (XVI sec.) che riplasma il perimetro urbano dopo il 1509. Per completezza, il baluardo di Santa Croce è uno dei meglio leggibili dell’intero circuito padovano.
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