Connessione Letteraria #297

Ippolito Nievo • Lettere di Ippolito Nievo

Estratto Letterario

"A Carlo Gobio, Padova 2.9.55
[...] Giovedì scorso e Domenica furono i due ultimi Pallii dei Sedioli con infinito concorso di gente e discreta frequenza di carrozze: vinti ambedue da un cavallo di Bologna già noto pei trionfi dell'anno passato. - Mi dirai: pare tu abbia comune coi Padovani la smania di divertirsi se ti soffermi tanto oltre agli Esami! - "

Note

Una targa posta sotto il porticato di Palazzo Angeli, in Prato della Valle, ricorda che nel 1808 proprio in Prato della Valle si è svolta la prima corsa al trotto in Italia con premi per la vittoria, il cosiddetto Palio dei Sedioli. I sedioli erano carrozzelle in legno a due ruote e ad un posto solo, potevano arrivare a pesare fino a 300 kg; essendo stati usati per la prima volta a Padova, vennero chiamati anche “padovanelli” e poi “padovanelle”. Il sediolo nei dintorni di Venezia e lungo il fiume Brenta divenne un vero e proprio status symbol, spesso veniva ornato, intarsiato e dipinto.
Padova aveva già una tradizione di gare con le bighe, con i cavalli berberi, o anche di corse dei fantini a piedi; ma dal 1808 nacque anche la corsa dei sedioli: la prima corsa si svolse il 22 agosto 1808, nel “dopo pranzo”. I cavalli che particolarmente risultavano adeguati a questo tipo di gara erano i friulani, il “trottatore friulano”: una razza di origine turco-ungarica allevata da secoli in Friuli e lungo la laguna, di altezza media e con il mantello grigio, vigorosa e veloce al trotto.

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Luogo rappresentato e luogo biografico
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Autore

Nome: Ippolito Nievo
Periodo: 1831-1861
Categoria: Ottocento
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Opera

Titolo: Lettere di Ippolito Nievo
Edizione: I. Nievo, Lettere, a cura di M. Gorra, in Id., Tutte le opere di Ippolito Nievo, Milano, Mondadori.
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Luogo

Nome: Prato della Valle
Indirizzo: Piazza Prato della Valle, Madonna Pellegrina, Padova, Province of Padua, Veneto, Italia
Coordinate: 45.398307, 11.876317
Descrizione:
Il Prato della Valle è la principale piazza della città e una delle più grandi d'Europa (88620 mq). La piazza, che dà origine al detto che Padova è la città del "prato senza erba", è in realtà un grande spazio monumentale caratterizzato da un'isola verde centrale, chiamata Isola Memmia, in onore del podestà che commissionò i lavori, Andrea Memmo, circondata da un canale ornato da un doppio basamento di statue numerate di celebri personaggi del passato; secondo il progetto originario, questi dovevano essere 88, ma oggi possiamo ammirare 78 statue con 8 piedistalli sormontati da obelischi e 2 vuoti.
In epoca romana la pizza fu sede di un vasto teatro, lo Zairo, e di un circo per le corse dei cavalli. Il circo, nell'epoca delle persecuzioni contro i primi cristiani, fu utilizzato per i combattimenti. Qui furono martirizzati due dei quattro patroni della città, Santa Giustina e San Daniele. Nel Medioevo fu invece sede di fiere, giostre, feste pubbliche e gare, come le corse dei "sedioli", una sorta di biga tipicamente padovana (la cui tradizione continuò almeno fino alla prima metà del Novecento), o il "castello d'amore", che si concludeva con la conquista di ragazze da marito da parte di giovani provenienti da tutto il Veneto. Sebbene si trovasse a ridosso delle mura della città, continuò a mantenere per lungo tempo il suo aspetto paludoso e malsano, dovuto alla conformazione del terreno che gli faceva assumere quell'aspetto di valle che ne giustifica il nome. Fu appunto Andrea Memmo, nel 1775, a promuoverne la bonifica e a creare una canalizzazione sotterranea destinata a far defluire le acque dell'anello centrale, oltre che a concepire il progetto (rimasto parzialmente incompiuto) monumentale. Le statue su piedistallo che adornano la piazza, 38 lungo l'anello interno all'Isola Memmia e 40 lungo quello esterno, furono scolpite in pietra di Costozza tra il 1775 e il 1883 da diversi artisti. Esse rappresentano i più illustri figli della città, padovani di nascita o d'adozione, e ricordano professori e studenti che onorarono la città e lo Studio padovano. Solo gli spazi dell'ingresso ai quattro ponti furono riservati a personaggi politici, a Dogi e Papi. La statua numero 44 rappresenta Andrea Memmo e fu innalzata due anni dopo la sua morte, nel 1794, ad opera del padovano Felice Chiereghin. La statua numero 52 del giro interno, invece, è un'opera giovanile di Antonio Canova, di cui l'originale è oggi ai Musei Civici; essa rappresenta Giovanni Poleni, il matematico e fisico veneziano che a soli 25 anni fu insegnante di astronomia e fisica presso la nostra università. Tra le atre statue ricordiamo quelle di Torquato Tasso, Pietro D'Abano, Andrea Mantegna, Ludovico Ariosto, Francesco Petrarca, Galileo Galilei, Giovanni Dondi dell'Orologio, Antonio Canova stesso e Antenore, che, secondo il mito, fu il fondatore di Padova. Dopo l'Unità d'Italia, quest'area era stata ribattezzata Piazza Vittorio Emanuele II, ma è prevalso il nome storico o più semplicemente "il Prato", come lo chiamano i padovani. Nonostante fosse tradizionalmente noto come "il prato senza erba", a causa della carenza di erba dovuta alla presenza di troppi alberi, oggi è invece completamente erboso, poiché degli originali alberi ne è sopravvissuto solamente uno. Luogo di mercato almeno già dal 1077, il Prato nel progetto memmiano doveva essere un nuovo centro commerciale cittadino, uno spazio adatto per fiere e manifestazioni: così, ancora oggi, rimane luogo di ritrovo principale per gli eventi dedicati alla cittadinanza padovana, il Prato continua ad ospitare ancora oggi importanti mercati, fiere e manifestazioni.
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