Connessione Letteraria #266

Francesco Dall'Ongaro • Epistolario di Francesco Dall'Ongaro

Estratto Letterario

"Trieste, 20 ottobre 1842 [a Caterina Percoto]
Mia buon'amica,
Io sto in pensiero per voi, e dubito o della vostra salute o di quella di alcuno de' vostri, non vedevo vostri caratteri. Voi potreste fare la stessa induzione del mio silenzio, ma voi sapete già che è malattia cronica in me.
Sono stato a Padova, dove avrei voluto trovarmi con voi in quelle mirabili camere del Pedrocchi, e massime in quella Giziana, che ci avrebbe suscitate mille idee fantastiche e piene di affetto. Ho conosciuto lì una gentile friulana la Cont. Antonini. Io fui quasi beato a que' giorni ed è facile a pensarlo, mi trovavo per un momento in una atmosfera migliore. Qui sono veramente come Ovidio al Ponto eusino, e se non iscrivo i miei tristi, gli è perché mi manca il tempo e la forza di scrivere. Io credo che anche Nerone avrebbe fatto meno chiacchiere, se avesse dovuto fare il maestro sei o sett'ore al giorno, il maestro di scolari che non vogliono imparar nulla. - Del resto, io sto bene, passabilmente, e se voi mi scriverete starò ancor meglio.
Il vostro Dall'Ongaro "

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Autore

Nome: Francesco Dall'Ongaro
Periodo: 1808-1873
Categoria: Ottocento
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Opera

Titolo: Epistolario di Francesco Dall'Ongaro
Edizione: F. Dall’Ongaro, Epistolario scelto, in F. Dall’Ongaro e il suo epistolario scelto. Ricordi e spogli, a cura di A. De Gubernatis, Firenze, Tipografia Editrice dell’Associazione, pp. 113-392.
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Luogo

Nome: Caffè Pedrocchi
Indirizzo: Via VIII Febbraio, 15, 35122 Padova PD, Italia
Coordinate: 45.407744696487164, 11.877217249281498
Descrizione:
Il Caffè Pedrocchi è uno dei principali caffè storici e letterari d’Italia, simbolo urbano di Padova e luogo di ritrovo di studenti, docenti e intellettuali fin dall’Ottocento. È noto come il “caffè senza porte” perché per tradizione restò aperto giorno e notte fino alla Prima guerra mondiale. Il progetto dell’“Stabilimento Pedrocchi” fu affidato all’architetto Giuseppe Jappelli; il piano terreno fu completato nel 1831, mentre il Piano Nobile venne inaugurato nel 1842 in occasione del IV Congresso degli Scienziati Italiani. L’insieme unisce una struttura neoclassica (fabbrica principale) con un’ala neogotica detta “Pedrocchino” (pasticceria), aggiunta tra 1836–39: un impianto eclettico che prosegue nelle sale superiori, ciascuna arredata in uno stile storico diverso (fra cui Etrusco, Greco, Romano/Ercolano, Rinascimento, Egizio, Napoleonico). Al piano terreno le sale “tricolori” (Verde, Rossa, Bianca) richiamano l’iconografia risorgimentale. La Sala Verde è legata a una tradizione di libero accesso (anche senza obbligo di consumazione), che ne fece a lungo un rifugio per studenti e meno abbienti; la Sala Bianca conserva la memoria degli scontri dell’8 febbraio 1848. Durante la prima insurrezione studentesca patavina contro gli Austriaci, infatti, i militari aprirono il fuoco anche dentro il Pedrocchi: la cronaca civica ricorda, fra le vittime, Giovanni Battista Ricci (Verona), colpito in via del Sale e morto pochi giorni dopo, e Giovanni Anghinoni (Bozzolo), ucciso da un colpo di baionetta mentre si gettava da una finestra del Caffè. L’episodio è parte integrante della memoria risorgimentale padovana. Oggi il Piano Nobile ospita il Museo del Risorgimento e dell’Età Contemporanea, che ripercorre la storia padovana e nazionale dal 1797 al 1948 e accompagna il visitatore alla scoperta delle sale storiche del Pedrocchi; il Caffè continua la sua attività nel cuore della città.
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