Connessione Letteraria #242

Carlo Goldoni • Mémoires

Estratto Letterario

"Eccomi, dunque, nella possibilità di recarmi presto a Padova e di ricevervi il berretto dottorale; ma ecco una nuova difficoltà ancora più grave. Nel tribunale di Venezia si segue il codice veneziano: né Bartolo, né Baldo, né Giustiniano vengono mai citati, quasi non sono conosciuti; e invece a Padova bisogna conoscerli. A Venezia succede come a Parigi: i giovani perdono il loro tempo in studi inutili. [...] Confesso che, nonostante fossi preparato e avessi un certo ardimento che mi derivava dalle esperienze in società, continuavo, tuttavia, a temere quelle facce serie e solenni che dovevano giudicarmi: il mio amico mi prendeva in giro, mi assicurava che non c’era nulla da temere: si trattava di una formalità attraverso cui si doveva passare e solo essendo del tutto ignoranti si poteva non essere coronati dei lauri dell’università. Giunti nella grande città dei dottori, andammo in primo luogo dal signor Pighi, professore di diritto civile, per pregarlo di acconsentire a essere mio promotore, cioè colui che, in qualità di assistente, doveva presentarmi e sostenermi. Mi concesse il favore che gli domandai e accettò molto cortesemente il vassoio d'argento che gli offrii. Ci recammo, quindi, all'ufficio dell'università per consegnare nelle mani del cassiere la somma che poi i professori si dividono fra loro: si usa fare quest'anticipo a titolo di deposito; ma, anche là, come alla commedia, si dice che il denaro non viene più restituito una volta alzato il sipario. [...] Ma ecco che arriva il bidello del collegio e mi porta la toga lunga che avrei dovuto indossare. Sentiamo la campana dell'università, bisogna andare, bisogna presentarsi all'esame senza avere chiuso occhio e con, in più, il cruccio di avere perduto tempo e denaro. Che importa? Suvvia, coraggio! Giugno; il mio promotore mi viene incontro, mi prende per mano e mi fa sedere accanto a lui su una panca, di fronte al semicerchio di quella numerosa adunanza. Mi alzo, mentre tutti gli altri rimangono seduti; incomincio recitando il cerimoniale d'uso e presento le due tesi che devo sostenere. [...] Si viene ai voi. Il cancelliere ne pubblica il risultato; ottengo la laurea nemine penitus, penitusque discrepante. Il che significa: senza neppure un voto contrario; neanche il signor Arrighi contro di me? No: egli era, all'opposto, molto soddisfatto di me. Il mio promotore allora, dopo avermi posto in capo il berretto dottorale, pronunciò l'elogio del laureato; ma, poiché io non avevo seguito la via ordinaria, compose al momento prosa e versi latini che fecero molto onore a me come a lui. Una volta che il candidato è dichiarato promosso tutti entrano; in effetti entrarono proprio tutti e io rimasi stordito dai complimenti e dagli abbracci. Rientriamo, Radi e io, nel nostro albergo, molto contenti che l'affare sia terminato, ma anche molto imbarazzati ritrovandoci senza denaro."

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Autore

Nome: Carlo Goldoni
Periodo: 1707-1793
Categoria: Settecento
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Opera

Titolo: Mémoires
Edizione: C. Goldoni, Memorie, a cura di P. Bosisio, Milano, Mondadori
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Luogo

Nome: Palazzo del Bo (Università degli Studi di Padova)
Indirizzo: Via VIII Febbraio, 2, 35122 Padova PD, Italia
Coordinate: 45.40708207315372, 11.877226285784408
Descrizione:
Sede storica centrale dell’Università a partire dal 1493, Palazzo del Bo è uno dei complessi edilizi più antichi e suggestivi di Padova. Oggi è sede del Rettorato e della Scuola di Giurisprudenza. Si compone di più corpi di fabbrica, articolati attorno a due cortili principali: quello cinquecentesco, detto "Cortile Antico", le cui mura sono ricoperte di antichi stemmi e su cui affacciano la maestosa Aula Magna e il primo Teatro Anatomico stabile al mondo (1595); e il novecentesco "Cortile Nuovo", che immette ad una serie di ambienti decorati da grandi esponenti dell’arte italiana sotto la supervisione dell'architetto e designer milanese Gio Ponti.
Dal Cortile Antico si accede al piano superiore attraverso uno scalone, dove è collocata la statua opera dello scultore Bernardo Tabacco dedicata a Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, nominata Magistra et doctrix in Philosophia a Padova nel 1678; si passa poi alla Sala dei Quaranta, che prende il suo nome dai 40 ritratti di celebri studenti stranieri dell’Università vissuti a Padova tra il Duecento e l’Ottocento, dove è conservata la Cattedra di Galileo, dalla quale, secondo la tradizione, lo scienziato teneva le sue lezioni. La sala introduce all’Aula Magna, assegnata ai giuristi, ma in realtà vi faceva eccezionalmente lezione anche Galileo. Dalla loggia superiore del Cortile Antico è possibile accedere anche al cinquecentesco Teatro Anatomico, realizzato durante il magistero del docente Girolamo Fabrici d’Acquapendente, e da qui alla Sala di medicina, riservata oggi alla discussione delle tesi di laurea. Prima di stabilirsi nel Palazzo del Bo nel 1493, l'Università di Padova non aveva una sede fissa e stabile: le lezioni si svolgevano in abitazioni private o in edifici affittati nel centro della città.
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